Dopo la costellazione: il ritorno alla realtà e come il seme germoglia

Hai fatto il grande passo. Sei entrata nel cerchio, hai guardato in faccia i blocchi invisibili della tua famiglia, hai lasciato ai grandi le loro responsabilità e hai ripreso il tuo posto di «piccolo».
Il lavoro in sala finisce, torni in macchina, metti le chiavi nel cruscotto.
E adesso?
Cosa succede quando si torna alla vita vera, al lavoro di tutti i giorni, ai pranzi di famiglia?
Il campo non ha confini: l’effetto domino
Una delle cose che sconvolge di più i miei clienti avviene a distanza di qualche settimana dalla sessione. Mi scrivono messaggi increduli: «Mia madre, con cui litigavo a ogni respiro, mi ha chiamato con un tono dolce che non sentivo da anni. E io non le avevo detto nulla del lavoro fatto!» Oppure: «Quel capo che mi sminuiva sempre è stato improvvisamente trasferito, e l’aria in ufficio è cambiata».
Non è telepatia, e non è la prova di niente: sono cose che mi raccontano i clienti, e le riporto come racconti. La spiegazione più semplice è anche la più interessante.
Se tu sei un ingranaggio di un grande orologio (il tuo sistema familiare) e per tutta la vita hai girato a fatica, forzando la macchineria, quando improvvisamente ti rilassi e torni nel tuo asse corretto, tutti gli altri ingranaggi attorno a te devono per forza riposizionarsi. Quando tu cambi posizione, gli altri si trovano davanti a una persona diversa e rispondono a quella, anche senza sapere niente di quello che hai fatto.
Reazioni fisiche ed emotive: il corpo «scarica»
Una giornata di questo tipo stanca, e vale la pena saperlo prima. Nei giorni successivi il corpo se ne accorge.
Potresti sentirti profondamente stanca, come se avessi corso una maratona. Potresti avere sonno, fare sogni molto vividi o avere sbalzi emotivi improvvisi (capita spesso, dopo una giornata intensa). Oppure, al contrario, potresti svegliarti con un’energia esplosiva, una lucidità e una direzione che non provavi da anni. Accogli tutto. Non c’è una reazione giusta.
Due cose che aiutano
Due cose aiutano.
- Lascia decantare. La tentazione di correre a casa e raccontare per filo e per segno cosa hanno fatto i rappresentanti è fortissima. Se ne hai bisogno parlane con chi vuoi, ci mancherebbe. Ma se riesci ad aspettare qualche giorno prima di spiegarla, l’immagine resta più nitida: raccontata subito, tende a essere sostituita dal riassunto che ne fai.
- Non pretendere di spiegarti tutto subito. Viene voglia di analizzare ogni dettaglio: «perché il rappresentante di mio nonno guardava a destra?». Alcune cose si capiscono dopo, altre non si capiscono affatto, e va bene lo stesso. Di una costellazione resta quasi sempre un’immagine, non un ragionamento: le domande vengono meglio più avanti, con più materiale in mano. Lascia che l’immagine finale della tua costellazione lavori nel tuo profondo senza il disturbo del pensiero.
Ora sai come funziona. Sai che le costellazioni non sono magia. Quello che cambia, quando cambia, si vede nei mesi successivi, e ci si accorge sempre in ritardo: un giorno noti che una cosa che pesava non pesa più.
Se vuoi capire se questo lavoro fa al caso tuo, i venti minuti della call servono a questo.